

Ludovico (Luigi) D’Orrico
Insigne archeologo che negli anni ’50 scoprì ufficialmente l’ipogeo sacro dei Reti a Verulengo, confermando le origini millenarie dell’insediamento. Nato nel 1911, Ludovico era un uomo con una mentalità “d’altri tempi”, caratterizzato da un rigore morale e professionale estremo. Era fiero di metodi educativi severi, come le bacchettate, che considerava fondamentali per temprare la volontà. Il suo contributo scientifico più rilevante risale agli anni ’50, quando scoprì ufficialmente l’ipogeo sacro dei Reti a Verulengo. Questa scoperta confermò che l’insediamento, originariamente chiamato Methia, risaliva almeno al V secolo a.C.. All’interno del pantheon, D’Orrico rinvenne prove di un culto unico in cui le divinità locali erano state soppiantate da un “dio straniero” insettiforme, successivamente identificato come “Il Figlio della Disperazione” sulla base di documentazione paleografica e archeologica di area mediterranea.
Lewis B. Rock (Luigi Rocchi)
Da molti è considerato il cittadino più illustre di Verulengo a livello internazionale, simbolo dell’anima musicale del paese. Si racconta che nel 1972, a soli sedici anni, rivelò improvvisamente un talento sovrumano per la chitarra blues, lasciando di stucco amici e familiari che fino al giorno prima lo credevano privo di doti musicali. Aprì il celebre “Blues Hole” in una cantina di via Madonna del Rosario (oggi via Bluesmen), rendendo Verulengo una meta di pellegrinaggio per i cultori del genere.


Giovanni Luschi
Illustre archeologo, è celebrato come un “miracolo vivente” per essere tornato da uno stato vegetativo profondo conosciuto come “sindrome del chiavistello”. Ci sono racconti, mai confermati da un punto di vista scientifico, che illustrano come, durante i suoi quarantasei mesi di coma, vagasse in una sorta di deserto mentale nel quale avrebbe incontrato le proiezioni dei suoi cari. Il suo risveglio improvviso nel 2007, avvenuto proprio mentre la città affrontava una crisi istituzionale, è rimasto impresso nella memoria di tutti.
Roberto Luschi
Stimato commercialista, ex star del rugby e leader politico locale. Durante la sua campagna elettorale, vissuta con uguale fervore fino all’ultimo momento per la sua elezione a sindaco di Verulengo, rifiutò sempre di promettere facili bonifiche della zona industriale (“La Palude”) per non illudere i cittadini, preferendo puntare su progetti concreti come il Centro Medico Unificato. La sua morte, avvenuta ufficialmente per infarto, è vissuta come il sacrificio di un uomo che ha combattuto fino all’ultimo contro l’ombra dei Saracco.


Anastasia D’Orrico
Figura centrale della vita culturale verulese, è stata la storica Presidentessa della Fondazione Biblioteca. Al di là delle sue effettive capacità gestionali dell’immenso patrimonio bibliotecario di Verulengo, Anastasia D’Orrico era nota per la sua capacità di distinguere piante e reperti rari con un solo sguardo. Si dice essere stata l’unica in tutto il vicinato a riconoscere immediatamente il valore della Punica granatum (il melograno) nel giardino della vicina Luisa Brusasorzi.
Don Lorenzo Remonato
Il carismatico e giovane parroco della chiesa dei Santi Angeli Custodi, assurto agli onori della cronaca per i suoi interventi in diversi casi di omicidio efferato avvenuti a Verulengo. È tutt’oggi ammirato per il suo spirito pratico e umile; quando il Sindaco cercò di “comprarlo” regalandogli un pezzo di terra dietro la chiesa sperando di ammorbidire le sue omelie critiche, don Lorenzo accettò il dono ma lo trasformò immediatamente in un orto sociale per coltivare ortaggi da destinare alla mensa dei poveri, continuando a criticare l’amministrazione con la stessa foga di prima.


Aroldo Facce
Antiquario di fama mondiale e possessore di una collezione dal valore inestimabile. È rimasta celebre la sua ostinazione nel recuperare un trench appartenuto all’attore Richard Todd; Facce arrivò a pagare 280.000 euro solo per poter strappare la fodera interna del soprabito e recuperare una lettera segreta firmata dall’occultista Aleister Crowley, regalando poi il costoso capo di vestiario a un giornalista sbalordito.
Cesare Ombroso
Scrittore di fama nazionale, autore del celebre Ciclo delle donne guerriere. Nonostante il crollo psicotico avvenuto in pubblico, i cittadini ricordano la sua dedizione quasi ascetica alla scrittura; è stato capace di rinnovare il genere fantasy italiano e si dice avesse un’ispirazione quasi febbrile, chiudendosi nel suo studio per giorni interi senza mai uscirne, se non dopo aver prodotto decine di pagine praticamente perfette.


Salvati Saracco (detto Salvin)
Membro della potente e ricca famiglia Saracco, sceso in politica come principale antagonista di Roberto Luschi per la carica di Sindaco. Pur avendo spesso vissuto in paese, ha sempre mantenuto un profilo molto defilato, e pare abbia vissuto la maggior parte della sua vita in luoghi del tutto sconosciuti. La sua discesa in campo per farsi eleggere come sindaco di Verulengo si è interrotta bruscamente.
Ernesto Maffei
Insigne docente padovano e direttore del Museo Lapidario. I verulesi dell’epoca lo ricordano come un ricercatore solitario che, pur di seguire le tracce di quella che era solito chiamare “Soglia”, era disposto a sparire per giorni tra le nebbie della Lessinia, venendo meno ai suoi appuntamenti mondani in Piazza delle Erbe a Verona, per inseguire leggende su antiche creature boschive.


Samuele Bertacchiani
Segretario particolare del Sindaco Bonetti, noto per il suo instancabile dinamismo. Nonostante le ombre sulla sua vita privata, era considerato un lavoratore indefesso, capace di restare in Comune fino a notte fonda per preparare le strategie elettorali e migliorare la vita dei cittadini di Mura e di Verulengo, offrendosi spesso di coprire i turni dei colleghi per portare a compimento quanto iniziato. La sua morte ha lasciato tutti addolorati.
Valerio Caccia
Giornalista della Gazzetta di Verulengo, autore di cronache sui numerosi suicidi e fatti misteriosi avvenuti in paese. Si è fatto conoscere per i suoi coloriti servizi riguardanti i frequenti fatti di sangue accaduti a Verulengo, ed è stato spesso contestato dai verulesi, accusato di aver contribuito a diffondere in Italia un ritratto sinistro e ambiguo del paese.
